Accessibility Act: chi deve adeguarsi oggi

A chi si rivolge davvero l’EAA e cosa cambia per aziende e brand

L’Accessibility Act (EAA) è entrato ufficialmente in vigore nel 2025, segnando un passaggio importante per il mondo digitale europeo. Oggi non si tratta più di prepararsi a una normativa futura, ma di capire come applicarla concretamente e quali aziende sono già coinvolte.

Dopo aver analizzato in generale la direttiva nel nostro precedente articolo, e nel podcast, qui entriamo nel pratico: a chi si rivolge davvero l’Accessibility Act e cosa cambia per aziende e brand.

A chi si applica oggi l’Accessibility Act

L’Accessibility Act riguarda tutte le aziende che offrono prodotti o servizi digitali al pubblico all’interno dell’Unione Europea.
In particolare:

  • e-commerce
  • siti web aziendali
  • app mobile
  • piattaforme di prenotazione e pagamento
  • servizi digitali e software accessibili via web

Non è una normativa riservata alle grandi aziende o alla pubblica amministrazione: coinvolge direttamente anche molte PMI, soprattutto quelle che operano online.

Nel 2026 il tema non è più teorico. Le aziende si trovano davanti a una domanda molto concreta: il nostro sito, i nostri contenuti e le nostre piattaforme sono davvero accessibili?

Questo significa lavorare su:

  • struttura del sito
  • contenuti
  • interfacce
  • materiali digitali

Cosa significa accessibilità nella pratica

Un’esperienza digitale accessibile permette a tutti gli utenti di fruire dei contenuti, indipendentemente da capacità o strumenti utilizzati.

Tradotto operativamente, significa:

  • navigazione da tastiera compatibilità con screen reader
  • contrasti cromatici adeguati
  • contenuti chiari e comprensibili
  • interfacce semplici

Non è solo inclusione: è migliore esperienza utente per chiunque.

Tutti gli strumenti devono essere in grado di dialogare al meglio possibile con le tecnologie assistive più moderne. Le tecnologie assistive agiscono come ponti digitali e meccanici: sono soluzioni hardware e software nate per annullare la distanza tra le abilità individuali e le richieste dell'ambiente circostante, trasformando i limiti architettonici o sensoriali in percorsi di piena indipendenza. Strumenti come screen reader, tastiere adattive, puntatori oculari, apparecchi acustici, ecc..., non sono semplici "accessori", ma veri e propri abilitatori di diritti.

Esempi concreti per aziende e clienti

1. Sito web aziendale

Molti siti presentano ancora problemi come:

  • menu non accessibili
  • immagini senza descrizioni
  • struttura non leggibile da tecnologie assistive

Il risultato è un’esperienza incompleta o inutilizzabile per parte degli utenti.

2. E-commerce

Qui l’impatto è diretto sul business:

  • checkout non accessibili
  • errori poco chiari
  • flussi complessi

Ogni barriera è una possibile vendita persa.

3.Video e contenuti multimediali

Sempre più centrali nella comunicazione, ma spesso non accessibili:

  • assenza di sottotitoli
  • mancanza di trascrizioni
  • contenuti non comprensibili senza audio

Riduzione dell’efficacia e dell’audience.

4.PDF e materiali scaricabili

Un punto critico molto diffuso, soprattutto nel B2B:

5.Software e piattaforme

Per chi offre servizi digitali:

  • interfacce complesse
  • scarsa chiarezza nei flussi
  • mancanza di feedback accessibili

Qui il tema è anche normativo, oltre che di usabilità.

Non solo digitale: anche prodotti e interfacce fisiche

L’EAA non riguarda solo siti web e applicazioni, ma anche una serie di prodotti fisici che prevedono un’interazione con l’utente, come terminali di pagamento, biglietterie automatiche, ATM e dispositivi self-service; in questo contesto rientrano anche alcune macchine e sistemi dotati di interfacce digitali — come distributori automatici o macchinette del caffè — per cui l’accessibilità si traduce in:

  • interfacce leggibili,
  • comandi comprensibili,
  • feedback chiari (visivi o sonori)
  • facilità d’uso per tutti gli utenti

Questo aspetto è particolarmente rilevante anche dal punto di vista della comunicazione: istruzioni, interfacce grafiche, video dimostrativi e materiali informativi fanno parte dell’esperienza complessiva e, se non sono accessibili, rendono di fatto non accessibile l’intero prodotto.

L’accessibilità come leva strategica

Nel 2026 l’EAA è una realtà operativa. Le aziende non conformi possono affrontare: sanzioni, limitazioni nella distribuzione dei servizi, difficoltà nell’accesso a bandi e mercati.

Nella legislazione ci sono due esenzioni che permetteranno a molti di evitare di adeguarsi. Le microimprese sono esentate dall'obbligo: sotto i 10 dipendenti e con un fatturato sotto i due milioni di Euro, non si è obbligati all'adeguamento. Nello stesso modo non si è obbligati se si dimostra che l'adeguamento comporta un onere eccessivo documentabile.

Tuttavia secondo noi c'è un aspetto da considerare: il divario competitivo. Adeguarsi non va vissuto solo come un obbligo. È un’opportunità concreta per: migliorare l’esperienza utente, aumentare conversioni e performance, rendere i contenuti più efficaci, migliorare la SEO e rafforzare il brand.

In sintesi: un ecosistema accessibile è un ecosistema progettato meglio.

Il ruolo di un’agenzia di comunicazione per l'Accessibility Act

L’accessibilità non è solo sviluppo tecnico, ma coinvolge:

  • progettazione UX/UI
  • contenuti
  • video
  • documenti
  • strategie digitali

Nel 2026 l’European Accessibility Act non è più una prospettiva futura, ma un nuovo standard. Le aziende che si muovono ora non stanno solo evitando problemi: stanno costruendo un vantaggio reale perché oggi la vera domanda è: il nostro digitale è accessibile… o sta escludendo una parte dei nostri utenti?

Come Agenzia di comunicazione, il nostro ruolo è duplice.

  1. Possiamo agire da consulenti, analizzando siti web, app e software per capire se sono conformi oppure no, individuare le aree di miglioramento e consigliare le azioni da intraprendere.
  2. Possiamo intervenire direttamente sugli applicativi per renderli accessibili e conformi alla normativa.

Insieme possiamo trasformare l'obbligo in una opportunità.

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